La Seconda guerra Mondiale tocca anche Cupramontana – il diario di Don Ulderico Fazi 

 

Don Ulderico Fazi, durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale era parroco della chiesa di San Lorenzo e scrisse un diario con cronaca dettagliata di Cupramontana che di seguito trascrivo.

L’entrata  dell’Italia nella seconda guerra mondiale

Il 10 giugno 1940, circa le ore 17 il Duce annunziò al popolo Italiano, convocato in tutte le Piazze dal suono delle campane, che l’Italia entrava in guerra a fianco dell’alleata Germania, che fin dal settembre 1939 combatteva contro l’Inghilterra e la Francia, perché la Germania dopo essersi impossessata della Rhur, dell’Austria, di parte della Cecoslovacchia, voleva anche il porto di Danzica, appartenente alla Polonia.soldati tedeschi

Ma di ciò parlerà la storia. Ciò che interessa per la cronaca cittadina è che io, che noi Sacerdoti avemmo la debolezza come tanti altri Parroci d’Italia, di suonare le campane delle chiese per radunare il popolo, insieme alle campane della Torre Comunale. Avemmo paura dei fascisti perché se ne sentiva la stonatura che non andava bene.

Infatti si domandò il parere al Segretario Politico Oddone Uncini, e questi ci rispose che il telegramma avuto dalle superiori autorità diceva: ” Fate suonare le campane per radunare il popolo …” e allora noi dicemmo, sempre ripeto per mancanza di coraggio, nel telegramma sono comprese anche le campane delle Chiese, dimenticando che queste devono servire per invitare il popolo alla preghiera, alle funzioni … e non alla guerra.

Il Vescovo Mons. Falcinelli in città non ha fatto suonare le campane delle Chiese. L’Arciprete D. Giovanni Gramaccioni era assente da Cupramontana per malattia.

   Dal 10 giugno 1940 al 25 luglio 1943 nulla vi è stato di particolare, è avvenuto ciò che si è verificato in tutta Italia, e sarà registrato dalla storia.

   La sera del 25 luglio alle ore 22 appresi dalla radio che in seguito ad una tempestosa seduta del Gran Consiglio del Fascismo e il relativi voto di sfiducia, Mussolini era decaduto dal potere, e gli era succeduto Badoglio, Maresciallo d’Italia. Del tardivo atteggiamento del Re, della gioia di quasi tutto il popolo italiano parlerà la storia.

8 settembre 1943

   L’otto settembre alle ore 16 Radio Londra annunziava che Badoglio aveva chiesto ed ottenuto l’armistizio: ma la guerra avrebbe continuato contro coloro che non l’avessero rispettato. E’ impossibile descrivere il frenetico entusiasmo di tutto il popolo, molti piangevano dalla consolazione.

La piazza in pochi istanti prese l’aspetto delle grandi occasioni: molti giovani prima salirono sulla Torre Campanaria del Comune, poi sui campanili delle Chiese per suonare a festa.

Però alcuni pensavano, come sventuratamente è stato, che fosse una gioia prematura. E infatti i Tedeschi e i Fascisti non hanno rispettato l’armistizio, ed anche ciò che ne è seguito sarà registrato dalla storia: la confusione e disgregazione dell’esercito, le fughe dei soldati per tornare a casa, la profonda divisione tra gli italiani, che forse è stata la prima e più grave causa dei disastri che ne sono seguiti.

   Per la cronaca cittadina si deve registrare che dopo l’armistizio si è ricostituito il Fascio Repubblicano (il Fascismo con la caduta di Mussolini dal potere e il suo arresto si era disciolto immediatamente non solo a Cupramontana ma in tutta Italia, come una tenue nebbia all’apparire del sole. Dove erano andate a finire le parate del balcone di Palazzo Venezia … le acclamazioni, i festeggiamenti nelle visite nelle città …). Al posto del Commissario in carica Federici Silvio fu Pietro, venne messo il dott. Aldo Balducci, volontario d’Affrica, e che era stato fatto prigioniero nelle prime disfatte della Libia, e poi rimpatriato dall’India per malattia di fegato.

   Per la non mai tanto deprecata divisione degli animi, che nei secoli, ma specie in questi momenti tra tante tragiche calamità, costituisce la più grave sventura per la nostra patria cara, come ha notato anche un giornale svizzero, i Fascisti si sono schierati con i Tedeschi, i contrari al Fascismo, e sono i più, con gli Anglo-Sassoni.

La censura alle trasmissioni radio

     In tutta la Provincia le radio vennero lasciate libere, e si ascoltavano tutte le trasmissioni, anche estere; a Cupra Montana invece vennero tutte bollate, con grandi proteste dei cittadini. Si è dovuto pagare anche una tassa di £. 100 per bollarle. Tutti hanno protestato ma con ratio***

  apparecchi radio E questa divisione, a differenza di tanti altri paesi è stata accentuatissima in Cupramontana, specie per l’atteggiamento preso dal Commissario e Segretario Politico Dott. Aldo Balducci contro i giovani appartenenti alle classi 1922, 1923, 1924 … perché si fossero ripresentati alle armi con l’Esercito Repubblicano, oppure con la Milizia Fascista.

Sono stati affissi alle mura, bandi, minacce, fatte di notte qualche visita alle case di detti giovani, arrestato alcuni padri, minacciandoli di tenerli in prigione finché non avessero fatto presentare i figli … e infatti furono portati a Jesi, in Ancona e fatti lavorare sotto i bombardamenti;  chiesto la cooperazione dei tedeschi per il rastrellamento.

Questi vennero insieme a soldati italiani, già prigionieri in Germania, che per non morire di fame, e per tornare in Italia avevano chiesto di combattere a fianco dei Tedeschi.

Ebbene questi soldati italiani facevano il possibile di precedere i tedeschi nell’andare per le case per il rastrellamento consigliando i giovani di fuggire, di nascondersi … In seguito ad una circolare Prefettizia si era chiesto anche a noi la cooperazione per incoraggiare i giovani alle armi e di ciò si parlerà più ampiamente in seguito.

   Come risultato di tale atteggiamento è stato che moltissimi giovani sono fuggiti in montagna, dormendo nelle campagne riforniti dalle famiglie tra molti pericoli e con molta difficoltà, specie nell’inverno; e accrescimento di odio.

Pochissimi giovani si sono presentati alle armi: tra questi vi sono due miei nipoti, Franco di Aurelio e Carlo di Veramondo. Franco siccome si minacciava di togliere al padre lo spaccio di sali e tabacchi e di altre rappresaglie si è presentato, è stato portato a Verona; ma da qui è fuggito nuovamente con altri due o tre compagni cuprensi; a Forlì furono fermati da Fascisti, ma Franco riuscì a sfuggirne la vigilanza, venne a Jesi e da Jesi passò in montagna, ma fu preso in un rastrellamento dai tedeschi e portato in Germania.

Carlo anch’esso per evitare noie alla famiglia, date le continue minacce dei fascisti locali, si è presentato spontaneamente ed ora sono più mesi che siamo privi di notizie; le ultime le abbiamo avute da Treviso. Per la verità dobbiamo dire che il Dott. Balducci e i suoi collaboratori hanno molto curato gli approvvigionamenti di viveri, della legna, del carbone … data la scarsezza di tutto, dei mezzi di trasporto, e la presenza a Cupramontana di circa n° 2000 sfollati.

Roma liberata

   Con la presa di Roma da parte degli Alleati (a giugno 1944) incomincia a penetrare panico negli animi dei Militi della nostra Guardia Repubblicana e la disgregazione s’incomincia a notare nelle loro file, incomincia a diminuire un po’ la spavalderia, non si odono più spari di fucili per le vie del Paese mentre prima erano tanto frequenti sull’ora del coprifuoco e nelle prime ore della notte.

   Infatti nella notte tra l’11 e il 12 giugno alcuni Carabinieri ed alcuni militi, tra cui Macini Gino attendente del Baducci e colono della sua zia sig.ra Ligia Scuppa ved. Gagliardini che lo ospitava, disertano le file della Milizia Fascista e fuggono in montagna tra i Partigiani.

   soldato alleato seconda guerra mondialeAl mattino il fulmineo diffondersi della notizia grande sorpresa produce nella popolazione, specie in Balducci e nei componenti la Commissione Comunale.

Tanto vero che il Municipio rimane chiuso tutta la giornata del 12; vi sono dentro il Commissario e Segretario Politico Dott. Aldo Balducci, tenente della Milizia i fratelli Maggi Arduino e Luigi, Svegliati Gino ed altri che si consultano e alla sera circa le ore 16 i nominati e tutti i militi con un camion lasciano Cupramontana e per i Castelli si portano a Jesi e cantano, specie innanzi la caserma dei carabinieri “Ritorneremo”.

Quasi tutti i militi dopo qualche giorno ritornano vestiti in borghese e il milite Coloccini il giorno 17 giugno si è ucciso nella propria camera da letto. Semplice popolano in possesso di armi e in divisa forse si era inorgoglito e si era mostrato anche un pò intransigente, ed ora vedendosi ritornato alla sua prima condizione, umiliato e deriso dal popolino ha posto fine alla sua vita.

     Appena partito il dott. Balducci assume la reggenza del Comune l’avv. Giorgio Umani coadiuvato dall’ing. Domenico Dottori, dal notaio Ernesto Capogrossi, dal sig. Pietro Benigni fu Benedetto, Benigni Nereo di Luigi ed Antonio Dottori detto “Bugiardì”. In giorni difficilissimi si sono prodigati in modo veramente ammirabile, tanto da meritarsi l’unanime approvazione della cittadinanza.

L’avv. Umani, che parla anche il tedesco, veniva spessissimo chiamato a parlamentare con i tedeschi e si deve alla sua, alla loro saggezza, alla loro abnegazione se a Cupramontana non sia avvenuto nulla di veramente grave, dato anche l’odio che si era creato per l’atteggiamento della cessata Amministrazione Fascista.

Il fronte di guerra si avvicina a Cupramontana – Venerdì Santo 1944 – il diario

Finché il fronte si trovava verso Ortona e Pescara i tedeschi venivano a Cupramontana isolatamente per qualche ricreazione e fraternizzavano con molti cuprensi. E precisamente nella sera del Venerdì Santo si trovavano a Cupramontana alcuni tedeschi per una cena; avevano lasciato la macchina nel garage dei trasporti merci e a guardia della medesima era restato un tedesco.

Verso le ore 19 questo fu gravemente ferito con rivolverate, si ignora se da qualche partigiano oppure da qualche cittadino cuprense. Appena saputo il fatto accorsero i compagni che erano nell’osteria della Paona, portarono il ferito con grande fracasso e confusione tanto che la Superiora delle Suore per lo spavento fu colpita da paralisi rimanendole impediti un braccio ed una gamba e rimanendo priva della parola per parecchi giorni.

Poi i tedeschi salirono sulla macchina e incominciarono a girare per le vie del Paese tirando colpi di fucile e di mitraglia all’impazzata. cannone seconda guerra mondialeLa piazza era affollata per la ricorrenza del Venerdì Santo (non si era fatta la processione del Cristo Morto perché erano proibite i cortei ed ogni ammassamento di persone) e spaventata fugge, chi in casa, molti in Chiesa di S. Leonardo ove si stava facendo il pio esercizio della Via Crucis; si era quasi alla metà.

I fedeli che erano in Chiesa, vedendo giungere tanta gente, ne domandano la ragione; i diffondono le notizie più strane, diverse ed esagerate: sono stati uccisi i fascisti; sono stati uccisi i tedeschi … ora i tedeschi sparano su quelli che sono in piazza … prima si eleva un forte mormorio che diviene in seguito un grido; l’Arciprete è costretto a sospendere la Via Crucis, tutti gridano, tutti domandano spiegazioni, chi fugge e chi entra, è una confusione spaventosa che raggiunge il parossismo quando il rumore dei colpi giunge anche in Chiesa.

Chi raccomandava di andare a casa prendendo vie che prima conducevano ai campi, chi raccomandava di restare in Chiesa, chi, piangendo e gridando, cercava i parenti, i figli, gli amici; era una confusione d’inferno.

I Sacerdoti, e specialmente il Vescovo che era venuto per l’Ordinazione del giorno seguente, cercavano di calmare, ma invano. Dopo un paio di ore s’incominciò a diffondere la notizia che i tedeschi erano partiti e solo allora incominciò a ritornare la calma e tutti si precipitarono alle proprie case. Ciò è avvenuto il 7 aprile 1944.

Il mattino il ferito tedesco venne portato a Jesi e non si è saputo più nulla e così ebbe termine il doloroso incidente con molto spavento, ma senza altre gravi conseguenze.

Per qualche giorno i tedeschi si facevano vedere raramente, ma poi tornarono a venire come in passato.

Era la seconda domenica del mese di maggio; non ebbe luogo l’annuale processione votiva; vi fu poco concorso nonostante l’intervento dei Seminaristi che dava una particolare ed eccezionale nota di solennità alla festa.  

La sera poi del 19 maggio sulla strada del Beato Angelo e precisamente presso lo spaccio di Manganelli (Badiali Alfonzo) da una parte, e la casa di Anderlucci dall’altra, si erano appostati dei partigiani che spararono, verso il tramonto, contro due o tre vetture tedesche che venivano dalla parte di Apiro ferendone due o tre, tra questi anche un ufficiale, ed uno, si disse, anche gravemente.

Le macchine proseguirono senza fermarsi, a grande velocità, a Cupra dettero la notizia della presenza dei ribelli o partigiani al dottor Balducci e poi ripartirono per gli Angeli di Rosora ove era un ospedaletto da campo. Ma dei feriti non si è più saputo nulla.

Molto spavento in paese; i fascisti armati si portarono sul luogo, perlustrarono tutta la notte varie contrade ma senza esito. Al mattino il colle Elisa, la strada del Beato Angelo era piantonata da tedeschi e da militi fascisti; perquisizione nelle case vicine, interrogatori e minaccia d’incendiare per rappresaglia specie le case di Anderlucci e di Manganelli se non fossero venuti a scoprire gli autori dell’attentato.

Tra le famiglie che hanno maggiormente sofferto in questa circostanza è stata quella di Cerioni Domenico (detto “Boncetto”) fu Luigi, perché accusato di essere in relazione con i partigiani e di alloggiarli e perché aveva un figlio che avrebbe dovuto presentarsi alle armi e invece era fuggito come tanti altri.

Anche qui minacce di fucilazioni, d’incendi … ma molto spavento, pianti, raccomandazioni ed ebbe termine col fare presentare il figlio, che poi fuggì nuovamente e col dare polli e un po’ di vino. E così anche questo doloroso episodio ebbe termine senza conseguenze.

Ma la popolazione incominciava ad armarsi e specie i militi e più il Balducci, che fece murare le finestre della caserma e della sua casa con canterti e feritoie perché correva la voce che i partigiani erano venuti per arrestare il postino Raniero Michelangeli, fascista, chi diceva per prendere Balducci.

A questo proposito bisogna notare che da qualche mese il Balducci era Commissario anche di Staffolo, e a Staffolo vi era per maresciallo il sig. Tunno Settimio di Lecce, che da poco tempo aveva dovuto lasciare Cupramontana perché, insieme al Balducci, era molto zelante, per non dire intransigente, specie per la presentazione dei giovani alle armi e veniva accusato di fare un po’ anche della politica.

Incontratisi nuovamente a Staffolo applicarono gli stessi sistemi di Cupra, e allora i partigiani fecero una spedizione su Staffolo la notte dal 23 al 24 marzo, penetrarono in caserma dopo una sparatoria d’ambe le parti, arrestano il maresciallo, entrano anche nella casa del Segretario Politico Scuppa Gilberto (da Cupra trasferitosi a Staffolo; qui da tempo ha preso moglie), ove il Balducci è ospitato quando per ufficio si ferma a Staffolo, perché cugino dello Scuppa.

Ma il Balducci che da un paio di giorni risiedeva a Staffolo, la sera si era recato a Jesi, non si sa se casualmente oppure era stato avvertito della minaccia. Il maresciallo fu portato in montagna e precisamente a Frontale, e qui, dopo due o tre giorni, fu ucciso.

La rappresaglia dei tedeschi

soldati germaniciI tedeschi hanno svernato presso Ortona, Pescara, Chieti ecc. … E gli Alleati nell’offensiva primaverile sono stati solleciti, ma nei pressi di Macerata l’offensiva ha subito un arresto e con l’avvicinamento del fronte i tedeschi più frequentemente venivano a Cupramontana ma senza molestare.

Ma la mattina del 19 giugno giunge una squadra di giovani partigiani, tra cui vari cuprensi, che al canto di inni patriottici e di guerra, preceduti dalla bandiera tricolore percorrono le principali vie del paese, e poi, in piccoli gruppi si recano alla sede del Fascio Repubblicano del Dopo-Lavoro dei balilla e rompono, stracciano, gettano sulla strada, portano via quanto trovano.

Un gruppo si dirige verso la via Umbria, vede giungere un camion tedesco che viene accolto a colpi di fucile. Nel camion vi erano tre borghesi,una signorina ed un tedesco; il camion si ferma, tutti scendono, il tedesco prende la bicicletta al primo disgraziato che incontra e fugge a Jesi per avvertire i superiori dell’accaduto.

Il camion viene portato via dai partigiani. Circa le ore 14 giungono camion di tedeschi inferociti. In primo luogo chiama tutti i componenti la Commissione e li mette al muro insieme a tutti gli impiegati minacciando le più gravi rappresaglie se non veniva ad essi restituito il camion e consegnato qualche partigiano, perché, dicevano, dovevate avvertirci della venuta dei partigiani; non ci avete chiamato per telefono, dunque siete d’accordo con i partigiani.

I tedeschi sparano per le vie del paese; tutti i cittadini terrorizzati sono in casa a porte e finestre chiuse. L’avvocato Umani cerca di persuaderli, di ammansirli, ma questa volta non riesce nell’intento.

Finalmente, dopo un paio di ore di discussione, di richieste, di proposte e contro proposte convengono di dare due macchine del Servizio Pubblico Passeggeri, n° 14 fusti di benzina e varie gomme.

Allora tutti i messi al muro vengono lasciati liberi e i tedeschi partono portandosi via lo sfollato Tesei Enrico nativo di Cupramontana, residente a Jesi, perché fu trovato in casa con il fazzoletto rosso al collo, fazzoletto che al mattino aveva voluto per forza acquistare per festeggiare ed unirsi ai partigiani.

Lo sventurato dopo tre giorni fu trovato morto dietro la siepe del sentiero che dal ponte dell’Esino presso i Marcelletti, conduce agli Angeli di Rosora. Il cadavere fu portato a Cupramontana e gli furono fatte solenni esequie.

Distruzione dell’Ammasso e della Filanda

La mattina del 21 giugno 1944 fanno saltare l’Ammasso, la Filanda, rovinano gravemente i telefoni. Nella Filanda i danni non sono gravi; la caldaia, entro la quale era stata messa la mina, ha resistito; furono rovinate le bacinelle a colpi di mazza; la popolazione civile si è abbandonata al saccheggio dei bozzoli, della seta ecc. …

Più gravi sono stati i danni nell’Ammasso, reparto essiccatoio bozzoli, cioé nella parte di tramontana; questa è stata in gran parte demolita, così è crollata una colonna interna di sostegno dell’edificio, abbattute le porte, una piccola parte di lato e fatte altre lesioni. L’Ammasso è stato sufficientemente riparato nei mesi di settembre ed ottobre 1944.  cartello mine

 I tedeschi, dopo aver fatto scoppiare le mine e costatato l’effetto raggiunto, partono. Allora i cittadini cuprensi, gli staffolani danno un doloroso e vergognoso spettacolo, si abbandonano al più sfacciato saccheggio; si precipitano numerosi all’Ammasso e portano via quanto possono: grano (ve ne erano ancora q.li 2.000 ed anche più) balle, rottami di ferro, di legname … e tra questi vi erano anche persone che non avevano assolutamente bisogno di grano, come piccoli possidenti, contadini agiati, cattolici praticanti … povera coscienza!

   Dopo questi fatti i tedeschi vengono a Cupramontana più frequentemente ed anche un numero maggiore, ma non infastidiscono; tuttavia lo spavento nei cittadini è grande; appena si vede giungere una macchina tedesca la voce si diffonde fulmineamente per il paese “giungono i tedeschi, giungono i tedeschi..!”, il paese diviene deserto, tutti si chiudono nelle proprie case, specialmente gli uomini validi al lavoro perché temono d’esser presi e portati a lavorare in Germania e tutti temono perquisizioni.

Qualche cosa portano via: al conte Marazzi-Ghisilieri gli avevano portato via il più antico mobilio di famiglia e così ad altri, ma tra il popolino si diffondevano le voci più esagerate. Molti oggetti di valore, biancheria, viveri, erano stati nascosti sotto terra, murati … è avvenuto che qualcuno ha posto sotto terra, fuori di casa, i propri oggetti, anche di valore ed è stato veduto dai vicini e questi nella notte hanno portato via tutto.

   bombardamento seconda guerra mondialeMa il fronte da Macerata si sposta verso Cingoli, verso noi. La sera del 30 giugno circa le ore 16 giunge una macchina con cinque o sei tedeschi; si fermano in piazza ed arrestano cinque giovani (due poi vengono lasciati e tre portati alle Moie) dicendo che saranno tenuti in ostaggio e fucilati se saranno compiuti, in territorio cuprense, atti di sabotaggio contro le cose o le truppe tedesche, che dovranno passare per Cupramontana, perché, dicevano, il ponte che dalla strada di Apiro porta sulla Clementina era stato bombardato dagli alleati.

E quindi si sperava che fossero truppe di passaggio e non si fossero fermate … Invece fanno l’impianto telefonico con fili posti in qualche punto, anche a terra.

I cittadini che hanno l’impianto presso le loro case, di giorno e di notte, a turno, sorvegliano le linee, perché da nessuno vengano danneggiate, essendo state uccise in Apiro qualche giorno prima cinque persone, le prime incontrate e bruciata la casa di Tarabello per rappresaglia, perché era stato spezzato un filo telefonico, e quindi evitare il ripetersi di simili terroristici fatti.

   Il comando prende alloggio nelle case di Umani Enrico, Bonci Enrico e presso altre famiglie del paese, i soldati si fermano in casa di Badiali Alfonzo (spaccio Manganelli), presso ilcolono Pollonara ed altre case di contadini lungo la strada del Beato Angelo.

In paese chiedono da mangiare e la Commissione con a capo l’avv. Giorgio Umani si prodiga instancabilmente per poter accontentare procurando grassi, prosciutti, salami, caffè, pasta, stoffe e la popolazione benedice la Commissione perché tutto procede nella normalità, ma passato il pericolo dimenticherà l’opera benefica di questi benefici cittadini.

   I soldati per la campagna vogliono uova, polli, qualche maiale, vino; dal mio contadino Pacifico Sampaolesi che trovasi presso l’Esinante, su territorio di Serra S. Quirico hanno voluto anche 25 Kg. di miele. Vogliono anche cavalli (da Cupra ne hanno portati via, credo, 5 o 6; molti li tenevano nascosti presso contadini di difficile accesso, posti o in aperta campagna o in piccoli luoghi più segreti della casa), biciclette, fieno ….

   Il sabato 1 luglio mettono fuori un bando ove si dice che per le ore 12 del giorno appresso, i possessori di automobili, di motociclette … di gomme, di benzina, dovevano farne regolare denuncia, pena di morte contro chi non si fosse uniformato all’ordine emanato.

infermieri ospedale cupramontana 18 maggio 1944Le denunce furono fatte quasi al completo, vennero prese tutte le gomme migliori e qualche macchina come per es, la balilla del Segretario della Congregazione di Carità Mazza Giulio Cesare.

 La domenica 2 luglio circa le ore 10 vi fu un momento di gravissimo panico: si era diffusa la voce che erano stati sbarrati tutti i punti di accesso al paese; tutti corrono a casa … le Chiese si vuotano (benché da qualche festa pochi vengono alla Messa) io celebro la Messa delle11 e mezza a porte chiuse, alle presenza di sole due persone.

Per tre feste ho fatto eccezionalmente celebrare la Messa nella Chiesina rurale della parrocchia S. Marco; i contadini avevano timore di venire in paese. Si diceva che i tedeschi avrebbero sbarrato le vie per vedere di rintracciare il partigiano Elvio Uncini di Arnaldo che avevano preso a Frontale e poi era ad essi fuggito.

   Tra l’8 e il 9 luglio il Comando tedesco era partito, tolti i fili telefonici … tutti i cuprensi dettero un grande sospiro nella speranza che per noi fosse tutto finito, ma la sera del 12 luglio circa le ore 22 s’incomincia a sentire un rumore di carri, cannoni … tirati da cavalli, da buoi che si prolunga per quasi tutta la notte.

Si ritiene che siano truppe di semplice passaggio dal fronte di Cingoli, di Apiro … invece al mattino, con grande sorpresa sappiamo che un altro Comando tedesco ha preso gli alloggi lasciati dal primo, che erano stati rifatti gli impianti telefonici e piazzato due cannoni sotto S. Bartolomeo ed altri due presso la figuretta di S. Antonio: i primi tirano verso Poggio S. Vicino e i secondi verso Cingoli; il primo colpo uccise dei cittadini che si trovavano per il corso tra cui un giovane sacerdote.

Anche a Cupramontana si è formato un piccolo fronte di resistenza, ma limitato a semplici tiri di artiglieria da parte dei tedeschi, perché gli Alleati non rispondono e quindi non si sono avuti ne danni ne vittime. Solo hanno continuato gli stessi sistemi già descritti di razzia, specie per mangiare, con grande tormento dei contadini, e spavento dei giovani partigiani e dei fuggiaschi che stavano nascosti nelle proprie case o dispersi per le campagne.

   Nel pomeriggio dello stesso giorno 12 luglio i tedeschi avevano fatto saltare la cabina elettrica posta nel Campo Boario distruggendola completamente, così rovinarono i trasformatori dei due mulini elettrici, uno posto in via Guido Neri e l’altro in via Menicucci, ma i danni non furono gravi.

   Le truppe tedesche con le poche artiglierie stettero a Cupramontana fino al pomeriggio del 18 luglio; verso il tramonto incominciarono a partire e il passaggio per Cupramontana durò tutta la notte perché altri contingenti venivano da Apiro per la strda dei Colli. Al mattino del 19 luglio in paese erano rimasti solo alcuni soldati che tolsero l’orologio all’infermiere dell’ospedale Giuseppe Mollaretti e a Fiorentini Giuseppe fu Luigi.

 Così prima di partire, i tedeschi avevano minato alcuni tratti di strada tra cui quello di Apiro-Stazione lungo i molini Bocci, Ricci e qui dopo vari giorni un figlio di Belardinelli rimane gravemente ferito e in seguito alle ferite muore, mentre si divertiva con alcuni compagni a far esplodere una mina.

Così avevano minato il tratto di strada Colli-Beato Angelo e nello stesso giorno 19 luglio, nel pomeriggio, due infermiere dell’ospedale, Brunori Orietta di Giuseppe e Dottori Dorina fu Giuseppe, vollero andare a vedere i materazzi dell’ospedale presi dai tedeschi e posti presso la scuola dei Colli.

Non si sa come, la Orietta camminando passò sopra una mina che esplose asportandole una parte del piede e rovinandole gravemente l’altro e la Dorina ebbe rovinato un occhio e riportato molte ferite in varie parti del corpo, ma non gravi. La Orietta verso la mezzanotte morì nell’età di circa venti anni.

Infermieri ospedale cupramontana 1940

   Sempre nello stesso giorno 19 luglio rimasero feriti, ma dai mitragliamenti di alcuni tedeschi, che si erano fermati sul colle presso il Cimitero di Scisciano, due della famiglia Fioretti, padre e figlia, dimoranti a Scisciano, ma erano andati su territorio di Poggio Cupro presso i contadini del Comune di Monteroberto, per stare uniti ai parenti perché spaventati dal passaggio dei tedeschi ed anche per vedere l’esplosione delle mine che dovevano far saltare il ponte sulla strada Scisciano-Stazione.

Il babbo era rimasto ferito molto leggermente ad un occhio, la figlia da una pallottola al fianco, ma senza ledere parti vitali. Invece mentre le mine esplodevano ed il ponte, in parte cadeva, non si sa se una scheggia, oppure un sasso hanno ferito gravemente un piede ad Alessio Badiali fu Giulio, e il giorno appresso gli è stato tolto.

Tutti e tre i feriti sono stati ricoverati nel nostro ospedale, così nella tarda notte del 19 giunse all’ospedale un’altra donna ferita da una scheggia proveniente dai cannoneggiamenti che vi sono stati per tutta la giornata del 19 e la notte seguente sui territori di Poggio Cupro, Scisciano, contrada Torre di Cupramontana, S. Paolo ecc.

   Ed anche noi la mattina del 19 circa le ore 9 e mezzo, dopo essere stati svegli per i continui spari quasi tutta la notte, fummo spaventati dal fortissimo colpo, non si è saputo se proveniente da una mina o da una cannonata, molti sfollati, alcuni seminaristi si alzarono, ed anche io, ed attesi che si facesse giorno stando con il seminarista Masé Luigi nel corridoio a piano terra.

i tedeschi se ne vanno definitivamente

   infermieri ospedale cupramontana 2 giugn0 1944E infatti la gioia per la partenza dei tedeschi era accompagnata dal fortissimo timore che avessero fatto resistenza e bombardato dalle opposte colline di Mergo, Rosora e Castelplanio, e il timore non era vano perché i tedeschi prima di lasciare Cupramontana dicevano: “Noi partiamo ma Cupramontana caput!” ed è stato un vero miracolo della Madonna se non è stata bombardata come Osimo, Filittrano, Cingoli ed altre città e paesi.

Sono stati il Cappellano D. Siro Gregori e il seminarista Priori Tarquinio ambedue di Rosora che la mattina del 21 luglio vennero a riferirci che era stata piazzata una batteria di cannoni sul prato avanti la casa del parroco per bombardare Cupramontana ed essi stessi, la sera innanzi 20 luglio verso il tramonto erano stati invitati ad assistere al bombardamento.

Essi invece si ritirarono a casa terrorizzati dalla strage che ne sarebbe seguita e dal pensiero della presenza a Cupramontana di compagni del Seminario e dei Superiori.

Dopo qualche tempo sentendo che il bombardamento non avveniva, uscirono nuovamente da casa e videro con grande loro gioiosa meraviglia che i tedeschi si preparavano a partire; ne chiesero la ragione e n’ebbero la risposta che subito dopo il loro ritiro in casa, era giunto un porta ordini in motocicletta che comandava l’immediata partenza ed allontanamento della batteria.

   La mattina del 20 circa le ore 8 giungevano a Cupramontana i partigiani composti da abruzzesi formanti la colonna “Maiella” con a capo un maggiore polacco, e da elementi locali che si trovavano con i partigiani, o fuggitivi nelle prossime montagne o colline di Frontale, Poggio S. Vicino, Poggio S. Romualdo, Apiro, Domo, Castellaro … guidati dal nostro concittadino Cap. Capogrossi Gino.

Erano tutti giunti la sera del 19 in territorio cuprense, ma per timore che i tedeschi non fossero tutti partiti e quindi di un’imboscata passarono la notte al Beato Angelo e d’intorni.

   Il paese ha preso subito aspetto di festa, gli edifici pubblici e moltissime case private hanno esposto la bandiera (le due case parrocchiali non hanno esposto la bandiera perché la guerra non è finita e poi perché l’avvenimento ha più un aspetto politico che militare), molti cittadini, specialmente giovani simpatizzanti per gli inglesi indossano la divisa da patriotti.

Vengono arrestati e portati in caserma i facenti parte della Guardia Repubblicana e coloro che avevano coadiuvato il Balducci nella qualifica di Commissario e Segretario Politico come i fratelli Maggi, Gino Svegliati fu Pacifico … oppure avessero avuto accuse a loro carico come Agostino Benigni fu Giovanni, Mollaretti Gino ex Podestà …

Tra gli arrestati ci sono, mi pare, cinque donne, due o tre sfollati e le cuprensi Bonci Italia fu Aristeo e la ragioniera della Cassa di Risparmio, accusate di stare in relazione con i tedeschi, ed anche di fare la spia.

Furono tenute in una stanza dalle Suore Francescane. Le donne furono rilasciate dopo pochi giorni, gli uomini dopo una ventina di giorni con l’ingiunzione verso i più indiziati di non uscire da casa. Perquisite le case, specie della famiglia Girgenti, sfollata a Cupramontana, a cui apparteneva il Prefetto di Chieti, e della concittadina Borioni Pierina ved. Francoletti, madre di Elvio, segretario del Prefetto Girgenti, perché in possesso , si diceva, di biancheria, viveri, indumenti … portati via da Chieti e tutto distribuito ai partigiani ed anche ai poveri.

Per me è sta fata male, perché si sarebbe dovuto sequestrare gli oggetti che si riteneva di non legittima provenienza, depositarli presso la legittima autorità, fare il processo e se risultava il reato, dar via tutto ciò che si era sequestrato. Facendo giustizia sommaria, come si suol dire, si ricade negli stessi errori di coloro che essi hanno riprovato e riprovano.